Visualizzazioni totali

martedì 11 febbraio 2014

Io canto fuori dal coro... IO NON STO CON I MARÒ!


Ditemi, cari italiani, ditemi per favore: cosa vi infastidisce di più della “vicenda Marò”? Perché difendete a spada tratta i due fucilieri come se fossero degli eroi? Loro non sono degli eroi, e nemmeno delle vittime... questo ficcatevelo bene in testa! È forse l’onor di patria che vi spinge a intasare i social network con la scritta “marò liberi”? O siete forse convinti che portare una divisa giustifichi ogni tipo di azione? Se pensate questo vi sbagliate, e di grosso! Io non sono né un giudice né un avvocato ma ho abbastanza sale in testa per non schierarmi “a priori”. Dunque, facciamo il punto: c'è il dubbio che questi due uomini abbiano ucciso due pescatori. Due pescatori, avete capito? Non due criminali, armati di pistola o kalashnikov, ma due uomini onesti che lavoravano per portare a casa da mangiare alle proprie famiglie. Ma quei due uomini a casa non sono mai tornati. Li hanno minacciati, dicono, ma in che modo? Gettando pesci contro una petroliera della marina militare? O insultando i nostri marinai facendo loro delle linguacce? Oh, sì, è vero... li hanno scambiati per pirati. Ma da quando i pirati salpano su dei pescherecci malconci? Mi chiedo addirittura come abbiano fatto a vederli! E gli avvisi? Gli altoparlanti? I colpi d’avvertimento da sparare in aria secondo la prassi? Nulla, nessuna traccia. Questa storia fa solo buchi da tutte le parti. Ma noi vogliamo credere alle favole, giusto? Vogliamo credere che i “nostri” abbiano ragione solo perché “italiani”, solo perché, non neghiamolo, hanno una divisa! Ma per favore! Ci stiamo solo piegando ad un tipo d’informazione intossicata che ha smesso da tempo d’informare per piegarsi alle farse scioviniste di pezzi grossi del nostro paese. Si credono furbi, infatti, quelli che manovrano il gioco sul piano internazionale, a gestire la faccenda e a spostarla sul piano linguistico. Guardate un po’: «li hanno accusati di terrorismo». Mamma mia, “TERRORISMO”, che parolone. Caspita, di far paura fa paura, nulla da dire. Hanno paragonato i nostri marò a quelli che hanno buttato giù le Torri gemelle? Mai sia! Vanno difesi, a tutti i costi! Bravi, molto bravi, ma a cambiare le carte in tavola, però! Continuiamo: vogliono per loro la pena di morte. La pena di morte? Ma che ingiustizia è mai questa? Noi siamo contro la pena di morte! Ma al di là di trucchi linguistici, notizie nascoste e non verificate, ricostruzioni inventate, ciò che sfugge qui, e che vogliono far sfuggire, è il nocciolo della questione: i due marò hanno ucciso e due pescatori innocenti non torneranno mai più dalle loro mogli e dai loro figli. Hanno ucciso e devono pagare. E come se non bastasse, per premio, viene concesso loro di far ritorno a casa per una breve vacanza natalizia con la famiglia. Poverini, non meritavano, effettivamente, dopo un omicidio, di trascorrere il “santo” Natale da soli! E ancora, e questo è ciò che più mi preme, sapete tutti voi, voi che inneggiate alla salvezza, alla redenzione, all’assoluzione dei due “poveri” marò, quanti italiani, (perché sul piano nazionale è che la mettete) sono detenuti, a torto o a ragione, nelle carceri di tutto il mondo e sperano in un intervento dello Stato italiano? Sono circa tremila. Sono i “prigionieri del Silenzio”, uomini dei quali abbiamo sempre presunto la colpevolezza più che l’innocenza, che non godono di nessun diritto nella terra nella quale sono detenuti, nemmeno di un processo regolare ma per lo Stato italiano sono solo numeri da mascherare. La Bonino si dice "indignata" per le accuse che arrivano dall’India e il nostro presidente del Consiglio le considera “inaccettabili”. Io considero inaccettabile il silenzio sul resto degli uomini, (attenzione, scrivo ”uomini” e non italiani) che attendono giustizia. Io mi dico indignata per l’enorme fragore che un singolo caso sta provocando a dispetto di tanti altri che finiscono nell’ombra. Sempre in India, ad esempio, nel 2010, due ragazzi italiani, dopo diciotto mesi di carcere, in condizioni disumane, vengono accusati dal tribunale di Varanasi di aver soffocato il loro compagno di viaggio e vengono condannati all’ergastolo in primo grado senza alcuna prova. Nessun intervento politico italiano per loro, nessuna notizia di apertura nei tg, nessun articolo di giornale, niente di niente! Solo grazie all’intervento del programma televisivo “Le Iene” i due ragazzi alla fine dello scorso anno sono stati prosciolti e sono tornati a casa. Onestamente è a loro, e ai tanti altri condannati dal silenzio, che va la mia piena solidarietà. E non ai “nostri ragazzi”, come amano definirli, i quali, se dovessero far ritorno a casa,  verrebbero sicuramente accolti all’aeroporto di Ciampino dal Presidente della Repubblica e dai vari  ministrucci, magari con banda a seguito e medaglie d’oro al valor civile e non sconterebbero mai nessuna pena.

Ditemi, dunque, cari italiani, è davvero giusto tifare per l’ipocrisia? Non pretendo di aver ragione ma voglio almeno, con questo, provocarvi un po’, perché sono smaniosa di sapere cosa vi spinga tanto al vittimismo nazionale e alla salvezza e “a tutti i costi”! Prima di rispondere, però, informatevi, nel senso lato della parola. Non fermatevi a ciò che udite in tv ma scavate, consultate altre fonti e paragonatele con quelle che provengono anche dall’India, a meno che non crediate già in partenza che quel paese non sia in grado di giudicare e legiferare. Perché anche di questo vi hanno convinto: l’India è un paese arretrato ( è una potenza emergente, in realtà) e tutto ciò che partorisce è di conseguenza inadeguato. Quelli inadeguati siamo noi, che sappiamo soltanto bendarci gli occhi, chiudere le orecchie e per pigrizia e vanità fermarci a ciò che più ci compiace. Io non accetto che chi ha sbagliato, volontariamente o no, non sarò mai io a dirlo, abbia un trattamento di riguardo e passi per vittima nel nostro paese, perché le vere vittime, della cattiva informazione, siamo noi.  

Riflettiamo un po’ di più, dunque, prima di schierarci e riempirci la bocca di belle parole scioviniste in nome del tricolore... in questo paese, quelli a dover essere salvati siamo noi, non i due marò!

                                                                  Valentina Maria Teresa Fiume